Nel Cuore
di Farnese
Un piccolo borgo, infinite scoperte.
Tra tufo, boschi, arte e silenzi
che raccontano.

La bellezza del centro storico
Spiritualità, arte e memoria
incise nella pietra.
Itinerario nei luoghi dei Farnese
La memoria della nobiltà,
conservata tra le mura.
Musei e Memoria
Custodi delle nostre origini

Natura e paesaggi
Riserva Naturale Selva del Lamone
Immersa in uno degli angoli più remoti e incontaminati del Lazio, la Selva del Lamone è molto più di una riserva naturale: è un mondo a parte, un ecosistema primordiale che affascina, stupisce e invita al silenzio. A pochi chilometri da Farnese, questa area protetta si estende su oltre 2.000 ettari di boschi fittissimi, canyon vulcanici, sentieri antichi e cascate nascoste. Una vera e propria “foresta di pietra” formatasi su una colata lavica risalente a un’epoca compresa tra 150.000 e 50.000 anni fa, che oggi disegna un paesaggio aspro, selvaggio, a tratti impenetrabile e dal fascino arcano.
La Selva del Lamone è stata ufficialmente istituita nel 1994 grazie alla Legge Regionale n. 45 del Lazio, e rappresenta uno dei cuori pulsanti della biodiversità laziale. L’area non ospita solo la Riserva stessa, ma anche tre aree tutelate a livello europeo attraverso la rete Natura 2000: due Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) e una Zona di Protezione Speciale (ZPS), riconosciute rispettivamente dalle Direttive Europee 92/43/CEE e 2009/147/CE.

Un regno di querce, rocce laviche e biodiversità
Oltre il 90% della superficie della Riserva è occupata da boschi: imponenti cerrete pure e miste si alternano a formazioni vegetali diversificate, influenzate dal microclima e dalla geologia del territorio. Nelle zone più umide e fresche, come nei crateri lavici e nelle conche orientali, predominano cerro, carpino nero e bianco, nocciolo e acero. Sulle sommità più soleggiate e rocciose, invece, si incontrano leccio, roverella, fillirea a foglie larghe e orniello, tracciando una mappa verde in continua mutazione. L’ecosistema del Lamone è un esempio straordinario di successione ecologica secondaria: negli anni ’60 e ’70, l’abbandono progressivo delle attività agricole e del pascolo ha favorito la crescita spontanea di arbusteti e boschi di neoformazione, che oggi si integrano con gli antichi oliveti, i pascoli e i seminativi. Lo sfruttamento forestale un tempo intensivo (carbone, legname, frasche) è stato progressivamente sostituito da una gestione sostenibile e regolamentata attraverso il Piano di Gestione Forestale della Riserva e il Regolamento Comunale per gli Usi Civici.

Fiumi, cascate e luce che danza tra le foglie
A sud della Selva scorre il fiume Olpeta, che delimita parte del confine della Riserva e regala uno degli spettacoli più poetici del territorio: boschi ripariali di salici, pioppi e ontani si trasformano in vere e proprie gallerie verdi, dove l’acqua riflette la luce in giochi cromatici mozzafiato. Gli appassionati di fotografia e birdwatching trovano qui un paradiso visivo e sonoro.
Proprio lungo il corso dell’Olpeta si formano due tra le mete naturalistiche più amate del Lazio: la Cascata del Pelicotonno e la Cascata di Salabrone. Qui il suono dell’acqua, l’ombra degli alberi e il profumo della vegetazione offrono un’esperienza sensoriale immersiva, perfetta per escursioni, meditazione e pic-nic nella natura.

Archeologia e storia: un museo a cielo aperto
Ma la Selva del Lamone non è solo natura. È anche testimone di millenni di presenza umana, con resti archeologici che spaziano dalla Preistoria al Medioevo. Al suo interno si trovano necropoli etrusche, villaggi fortificati dell’Età del Bronzo, pievi rurali e tratti di antiche strade romane, insieme a fattorie medievali, capanne di pastori e carbonai, ancora in uso fino agli anni ’50 del Novecento.
Un luogo simbolo di questa stratificazione storica è il complesso di Santa Maria di Sala, un’antica abbazia cistercense restaurata nel 2013-2014 grazie ai fondi del POR-FESR Lazio, che si trova a circa 3 km a nord di Farnese, al margine del bosco del Lamone. Situata ai margini della riserva, Santa Maria di Sala rappresenta un punto di contatto tra la spiritualità monastica e la cultura agricola del territorio, oggi divenuto bene culturale visitabile e valorizzato anche per eventi e attività culturali. La sua costruzione risale al XII secolo, precedentemente al 1189, anno in cui i monaci cistercensi furono chiamati a Sala dal vescovo di Castro. Il complesso monastico, sebbene oggi in parte in rovina, conserva affreschi restaurati che testimoniano l’importanza storica e artistica del sito. Alcuni affreschi sono stati staccati e sono conservati nel palazzo comunale di Farnese.
Perché visitare la Selva del Lamone?
La Selva del Lamone ti aspetta con i suoi sentieri segreti,
i suoi silenzi profondi e le sue mille voci.
Un luogo dove la natura ha memoria, e ogni passo diventa racconto.














