Dove la Storia
è ancora viva
Un borgo che attraversa i secoli,
tra etruschi, papi e briganti.

Le origini di Farnese risalgono al XII–X secolo a.C., quando i primi insediamenti etruschi iniziarono a popolare questa parte della Tuscia. Successivamente, i romani e i longobardi lasciarono anch’essi il segno sul territorio, contribuendo alla stratificazione storica e culturale che ancora oggi si respira tra le vie del borgo.

Le origini antichissime: gli albori di un territorio abitato
Il territorio di Farnese vanta insediamenti umani sin dal Paleolitico e nell’Età del Bronzo iniziano a manifestarsi i segni distintivi della civiltà etrusca. Tra l’VIII e il III secolo a.C., gli Etruschi lasciarono tracce profonde, soprattutto nel sistema viario e nei rituali funerari. L’area di Farnese, all’incrocio tra i territori di Vulci, Castro e Sovana, era attraversata da importanti vie di transito commerciali, rendendola un punto strategico già in epoca pre-romana. Il territorio fu studiato a fondo da Ferrante Rittatore Vonwiller, il grande archeologo considerato il padre della moderna archeologia preistorica italiana. A lui è dedicato il museo civico di Farnese, la cui visita è fondamentale per conoscere la storia del territorio.

Il periodo romano: fattorie e strade imperiali
Con l’espansione di Roma, il territorio subì una trasformazione agricola. Sorsero fattorie rurali, ville rustiche e centri di raccolta agricola (grano, olive, legname). La Selva del Lamone venne attraversata da strade romane secondarie, che collegavano le colonie e i municipi etrusco-romani dell’area.
Nonostante la densità forestale, l’intera zona rimase sotto controllo e sfruttamento romano fino alla crisi dell’Impero.

Il Medioevo: Longobardi, chiese e pievi
Dopo la caduta dell’Impero, il territorio fu lentamente abbandonato. Ma a partire dal VII secolo d.C., comunità longobarde e monastiche ripopolarono la zona, costruendo chiese rurali, pievi e fortificazioni. L’attuale frazione di Santa Maria di Sala nacque in questo periodo, come centro religioso e agricolo di riferimento. Farnese – nella sua forma urbana originaria – si consolidò tra l’XI e il XII secolo, quando iniziarono a essere documentate le prime strutture murarie e l’organizzazione feudale. Farnese compare per la prima volta in un prezioso documento del 1210, precisamente un diploma dell’imperatore Ottone IV dove è nominato insieme ad altri castelli del territorio. Nel 1294 Pietro Farnese risulta essere signore dell’omonimo castello.
L’età d’oro dei Farnese: il Rinascimento in Tuscia
Il nome “Farnese” compare per la prima volta in documenti ufficiali nel XIII secolo come abbiamo visto e deriva il nome da Castrum Farnetum o Farneto, in riferimento alla diffusa presenza nel territorio di farnie. Il primo nome che ricorre nell’albero genealogico della famiglia è quello di Ranieri, conte longobardo di Orvieto. Ma è nel Cinquecento che il castello raggiunge il suo massimo splendore, grazie all’ascesa della famiglia, una delle più potenti dell’Italia rinascimentale.

I Farnese furono Duchi di Parma e Piacenza, signori del Ducato di Castro, committenti di palazzi, opere d’arte e progetti urbanistici ancora oggi considerati tra i più raffinati della nostra storia. Tra tutte spicca la figura di Alessandro Farnese, divenuto Papa Paolo III nel 1534, promotore del Concilio di Trento e grande mecenate delle arti. Egli favorì lo sviluppo del paese trasformandolo in un centro strategico all’interno del Ducato di Castro, creato per il figlio Pier Luigi Farnese.
Passeggiando per il centro storico si percepisce chiaramente questa appartenenza a un mondo “alto”. Le strade di tufo, le chiese, i palazzi nobiliari raccontano, pietra dopo pietra, l’impronta lasciata da chi qui ha mosso i primi passi prima di conquistare Roma e l’Europa. Il Palazzo Chigi, la Rocca Farnese, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie voluta dai Farnese, testimoniano un legame indissolubile tra la comunità e la famiglia che l’ha resa celebre.

Il paesaggio stesso è intriso di memoria storica. La vicinanza con la Selva del Lamone, area protetta e anticamente riserva di caccia farnesiana, restituisce un’immagine suggestiva del rapporto tra potere e natura, tra dominio e contemplazione.
L’influenza architettonica e politica della famiglia Farnese ha modellato in modo permanente il volto del borgo, rendendolo una piccola capitale culturale e economica della Tuscia. Tra XVI e XVII secolo spicca la figura di Mario Farnese, autore della stesura del nuovo statuto del castello e grande mecenate delle arti e della cultura.
Nel 1658 Farnese e il suo territorio furono venduti alla famiglia Chigi.

XIX secolo: brigantaggio e restaurazione
Nel corso dell’Ottocento, con l’abolizione del Ducato (1798) e l’annessione allo Stato Pontificio, la zona divenne teatro di forti tensioni sociali. Il brigantaggio si diffuse nei boschi del Lamone, diventando fenomeno di resistenza e illegalità.
I briganti trovavano rifugio in capanne e caverne della Selva, e il paese visse decenni turbolenti segnati da povertà, emigrazione e controllo repressivo da parte dello Stato.

Novecento: memoria, rinascita e tutela
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Farnese avviò un lento processo di ripopolamento e valorizzazione delle proprie risorse. L’agricoltura tornò al centro della vita locale, ma con maggiore attenzione alla sostenibilità e alla tutela del paesaggio.
Negli anni ’60 e ’70, molte zone agricole furono abbandonate, ma ciò permise alla natura di rigenerarsi. Questo processo portò, nel 1994, alla creazione della Riserva Naturale Selva del Lamone: un atto che ha suggellato l’unione fra storia, natura e identità del territorio.
